sabato 31 marzo 2012

Piogge scarse e specie rimpicciolite. Come il clima sta cambiando il Pianeta

Nel continente europeo ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti. Il pianeta vive un’era di cambiamenti climatici consistenti e si prepara all’epoca della siccità, mentre i corpi delle specie animali e vegetali rimpiccioliscono per effetto del surriscaldamento. A descrivere il quadro, il rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, presentato il 23 marzo scorso, e un recente studio dell'Università nazionale di Singapore.
Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) che ha voluto porre un particolare accento sull’importanza ed il ruolo chiave del tempo, del clima e dell’acqua nel futuro del nostro pianeta, nella vita sociale ed in quella economica.
Lo studio reso pubblico dall’OMM ha messo in luce ed enfatizzato sull’accelerazione del cambiamento climatico tra il 2001 ed il 2010, il decennio più caldo dall’inizio delle osservazioni, iniziate sin dal 1950, e che vede il 2010 come l’anno più caldo in assoluto. A partire dal 1971, il ritmo del riscaldamento del pianeta è marcante, le precipitazioni sono state superiori al normale in buona parte dell’emisfero nord, in particolar modo nell’est degli USA, e in parecchie regioni dell’Asia centrale, mentre nell’ovest degli Stati Uniti, in Africa centrale e in Europa meridionale si è registrata una rarefazione delle piogge.
In tale quadro allarmante, negli ultimi dieci anni, le inondazioni sono sempre più frequenti e il fenomeno degli scioglimenti dei ghiacci è una delle manifestazioni caratterizzanti l’evolversi delle condizioni climatiche. La scienza meteorologica dunque si erge sempre maggiormente a protagonista e può giocare un ruolo cruciale nell’ambito delle tematiche climatiche e della gestione delle risorse idriche.
Il mondo non deve far fronte solo alla crisi finanziaria e a quella economica, ma, oggi più che mai, anche ad una crisi idrica. Nel continente europeo, per esempio, ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti e all’inquietante fenomeno della siccità. Di anno in anno le rilevazioni confermano che stiamo vivendo un’era di cambiamenti climatici importanti che incrementano i rischi di penuria idrica e siccità anche nei paesi nordeuropei con conseguenti ragguardevoli impatti socio-economici per la società moderna.
Ma i cambiamenti climatici impattano fortemente anche su animali e piante. È il risultato di un recente studio condotto da alcuni biologi dell’Università nazionale di Singapore e pubblicato sulla rivista americana Nature Climate Change. Le ripercussioni del cambiamento climatico e della mancanza d’acqua sugli animali e sulle piante sono sbalorditivi. Negli ultimi venti anni, infatti, certe specie animali e vegetali si sono rimpicciolite a causa del surriscaldamento del pianeta.
Gli studi mostrano che sotto l’effetto dell’innalzamento del termometro, ad ogni grado Celsius addizionale, la dimensione dei corpi degli invertebrati marini (crostacei, spugne, molluschi, ecc.) diminuisce dallo 0,5% al 4%, quella dei pesci dal 6% a 22%, quella dei coleotteri dall’1% al 3%, del 14% per gli urodeli. Per quanto riguarda le piante e i frutti, essi perdono dal 3% al 17% per ogni grado supplementare. In breve sembrerebbe che il surriscaldamento costringa gli animali ad adattarsi per sopravvivere in un ambiente in cui le risorse alimentari ed idriche sono in forte riduzione; ma la rapidità del recente cambiamento climatico, può non consentire ad alcune specie di adattarsi alla stessa velocità e questo le porta al rischio di estinzione.
Davanti a tali evidenze e constatata la limitatezza delle risorse naturali, molto spesso governanti, studiosi ed 'esperti' propongono la strada della ricerca di nuove risorse; si parla, per esempio, di dissalare l’acqua del mare per fare fronte alla crisi idrica. Soluzioni che sembrano spesso illogiche, che richiedono grossi investimenti monetari, in un periodo di austerità globale, e tempi di realizzazione lunghi.
La crisi economica mondiale sembra avere relegato in un angolino le preoccupazioni ambientali privilegiando piuttosto logiche e ragionamenti di rilancio rapido della diabolica macchina della crescita e dello sviluppo, così tanto rassicuranti agli occhi dei cittadini-consumatori, forse poco informati e poco lungimiranti, che vedono in essi la possibilità di scacciare la paura di lunghi periodi di recessione.
Raramente invece si propongono politiche e strategie di riduzione dei consumi, di cambiamento delle abitudini di quello stesso cittadino-consumatore, di diffusione, incentivazione ed implementazioni di buone pratiche di risparmio delle risorse. Se, dunque, le istituzioni latitano, volontariamente o inconsapevolmente, tocca a noi, individualmente, in gruppi, in comunità, ravvederci, modificare il modus operandi e agire differentemente.
In un’epoca in cui le attività antropiche hanno delle implicazioni enormi sul pianeta, sugli esseri viventi e sul clima, ogni forma di attendismo e di raggiro intellettivo in nome della salvaguardia di stili di vita comodi e consolidati, ma anche obsoleti e ormai non più accettabili, inferta un’ulteriore coltellata alla salute della Terra e di chi la popola.

Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume inquinato, l’ultimo pesce catturato, solamente allora vi renderete conto che i soldi non si mangiano (proverbio indiano).

Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale

fonte: http://www.ilcambiamento.it/clima/

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