sabato 31 marzo 2012

Tempeste solari: stanno alzando le temperature della terra?

L'attività solare registrata ai primi di marzo ha scaricato una quantità di calore nella parte superiore dell'atmosfera della Terra pari ai consumi di energia di ben 2 anni (!) di una megalopoli come New York (!).
Il calore si è dissipato da allora ma il ciclo solare si intensifica e quindi dovremo attenderci di registrare nuovamente situazioni analoghe.
Rilancio in versione italiana l'articolo del 22 marzo pubblicato da NASA Science News :
Una recente raffica di eruzioni avvenute sul 'nostro' Sole ha causato ben più delle scintillanti aurore ammirate attorno ai poli terrestri. Ricercatori finanziati dalla NASA affermano che le tempeste solari dall'8 marzo al 10, hanno riversato nell'atmosfera superiore della Terra energia parificabile al consumo BIENNALE di New York, ovvero svariati miliardi di gigawatt.
'Questo è stata la più grande dose di calore che abbiamo ricevuto da una tempesta solare dal 2005 ad oggi', spiega Martin Mlynczak del NASA Langley Research Center. 'E 'stato un grande evento, e mostra come l'attività solare può influire direttamente sul nostro pianeta.'
Mlynczak è il ricercatore associato che cura lo strumento principale SABER a bordo del, il satellite TIMED della NASA. SABER monitora le emissioni infrarosse provenienti da strati superiori dell'atmosfera terrestre, in particolare anidride carbonica (CO2) e l'ossido nitrico (NO), due sostanze che svolgono un ruolo chiave nel bilancio energetico di centinaia di km di aria al di sopra della superficie del nostro pianeta.
L'anidride carbonica e l'ossido nitrico sono termostati naturali', spiega James Russell della Hampton University. 'Quando l'atmosfera superiore (o 'termosfera') si scalda, queste molecole vengono messe a dura prova nel loro compito di far sì che il calore venga respinto verso lo spazio.'




fonte: http://www.antikitera.net/news.asp?id=11468&T=3

Piogge scarse e specie rimpicciolite. Come il clima sta cambiando il Pianeta

Nel continente europeo ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti. Il pianeta vive un’era di cambiamenti climatici consistenti e si prepara all’epoca della siccità, mentre i corpi delle specie animali e vegetali rimpiccioliscono per effetto del surriscaldamento. A descrivere il quadro, il rapporto dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, presentato il 23 marzo scorso, e un recente studio dell'Università nazionale di Singapore.
Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) che ha voluto porre un particolare accento sull’importanza ed il ruolo chiave del tempo, del clima e dell’acqua nel futuro del nostro pianeta, nella vita sociale ed in quella economica.
Lo studio reso pubblico dall’OMM ha messo in luce ed enfatizzato sull’accelerazione del cambiamento climatico tra il 2001 ed il 2010, il decennio più caldo dall’inizio delle osservazioni, iniziate sin dal 1950, e che vede il 2010 come l’anno più caldo in assoluto. A partire dal 1971, il ritmo del riscaldamento del pianeta è marcante, le precipitazioni sono state superiori al normale in buona parte dell’emisfero nord, in particolar modo nell’est degli USA, e in parecchie regioni dell’Asia centrale, mentre nell’ovest degli Stati Uniti, in Africa centrale e in Europa meridionale si è registrata una rarefazione delle piogge.
In tale quadro allarmante, negli ultimi dieci anni, le inondazioni sono sempre più frequenti e il fenomeno degli scioglimenti dei ghiacci è una delle manifestazioni caratterizzanti l’evolversi delle condizioni climatiche. La scienza meteorologica dunque si erge sempre maggiormente a protagonista e può giocare un ruolo cruciale nell’ambito delle tematiche climatiche e della gestione delle risorse idriche.
Il mondo non deve far fronte solo alla crisi finanziaria e a quella economica, ma, oggi più che mai, anche ad una crisi idrica. Nel continente europeo, per esempio, ci troviamo di fronte ad un deficit pluviometrico senza precedenti e all’inquietante fenomeno della siccità. Di anno in anno le rilevazioni confermano che stiamo vivendo un’era di cambiamenti climatici importanti che incrementano i rischi di penuria idrica e siccità anche nei paesi nordeuropei con conseguenti ragguardevoli impatti socio-economici per la società moderna.
Ma i cambiamenti climatici impattano fortemente anche su animali e piante. È il risultato di un recente studio condotto da alcuni biologi dell’Università nazionale di Singapore e pubblicato sulla rivista americana Nature Climate Change. Le ripercussioni del cambiamento climatico e della mancanza d’acqua sugli animali e sulle piante sono sbalorditivi. Negli ultimi venti anni, infatti, certe specie animali e vegetali si sono rimpicciolite a causa del surriscaldamento del pianeta.
Gli studi mostrano che sotto l’effetto dell’innalzamento del termometro, ad ogni grado Celsius addizionale, la dimensione dei corpi degli invertebrati marini (crostacei, spugne, molluschi, ecc.) diminuisce dallo 0,5% al 4%, quella dei pesci dal 6% a 22%, quella dei coleotteri dall’1% al 3%, del 14% per gli urodeli. Per quanto riguarda le piante e i frutti, essi perdono dal 3% al 17% per ogni grado supplementare. In breve sembrerebbe che il surriscaldamento costringa gli animali ad adattarsi per sopravvivere in un ambiente in cui le risorse alimentari ed idriche sono in forte riduzione; ma la rapidità del recente cambiamento climatico, può non consentire ad alcune specie di adattarsi alla stessa velocità e questo le porta al rischio di estinzione.
Davanti a tali evidenze e constatata la limitatezza delle risorse naturali, molto spesso governanti, studiosi ed 'esperti' propongono la strada della ricerca di nuove risorse; si parla, per esempio, di dissalare l’acqua del mare per fare fronte alla crisi idrica. Soluzioni che sembrano spesso illogiche, che richiedono grossi investimenti monetari, in un periodo di austerità globale, e tempi di realizzazione lunghi.
La crisi economica mondiale sembra avere relegato in un angolino le preoccupazioni ambientali privilegiando piuttosto logiche e ragionamenti di rilancio rapido della diabolica macchina della crescita e dello sviluppo, così tanto rassicuranti agli occhi dei cittadini-consumatori, forse poco informati e poco lungimiranti, che vedono in essi la possibilità di scacciare la paura di lunghi periodi di recessione.
Raramente invece si propongono politiche e strategie di riduzione dei consumi, di cambiamento delle abitudini di quello stesso cittadino-consumatore, di diffusione, incentivazione ed implementazioni di buone pratiche di risparmio delle risorse. Se, dunque, le istituzioni latitano, volontariamente o inconsapevolmente, tocca a noi, individualmente, in gruppi, in comunità, ravvederci, modificare il modus operandi e agire differentemente.
In un’epoca in cui le attività antropiche hanno delle implicazioni enormi sul pianeta, sugli esseri viventi e sul clima, ogni forma di attendismo e di raggiro intellettivo in nome della salvaguardia di stili di vita comodi e consolidati, ma anche obsoleti e ormai non più accettabili, inferta un’ulteriore coltellata alla salute della Terra e di chi la popola.

Quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume inquinato, l’ultimo pesce catturato, solamente allora vi renderete conto che i soldi non si mangiano (proverbio indiano).

Il 23 Marzo si è celebrata a Ginevra la Giornata Meteorologica Mondiale promossa dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale

fonte: http://www.ilcambiamento.it/clima/

venerdì 23 marzo 2012

Geoingegneria, pazzie contro i cambiamenti climatici

La geoingegneria, cioè l'insieme delle tecniche di manipolazione dell'ambiente fisico dirette a contrastare i cambiamenti climatici, conquista investimenti e spazio nell'agenda pubblica. Ma finora nessuno è ancora in grado di fare previsioni sugli effetti di queste controverse tecnologie.
Manipolare l'ambiente fisico per contrastare i cambiamenti climatici. È questo il fine delle tecnologie che vanno sotto il nome di geoingegneria. Dalla fertilizzazione oceanica per aumentare l'assorbimento di CO2 - come nel caso del progetto LOHAFEX, che prevede la dispersione di enormi quantità di solfato di ferro in mare aperto - all'immissione di zolfo nella stratosfera per manipolare la radiazione solare e ridurre la temperatura della terra, proposta dal premio nobel Paul Crutzen.
In realtà, questa è una definizione parziale, perché la geoingegneria ha anche applicazioni militari. Secondo il Guardian, almeno quattro paesi - Stati Uniti, Russia, Cina e Israele – sono già in grado di modificare gli eventi atmosferici e geologici, dalle inondazioni ai terremoti, per operazioni militari, rispetto alle quali energia e ambiente rappresentano solo obiettivi secondari.
Nel 2010 i partecipanti al Convegno sulla Diversità Biologica di Nagoya adottarono una moratoria sulle attività di geoingegneria, con l'unica eccezione degli studi scientifici su piccola scala. Oggi, anche per la reticenza dei governi ad assumere impegni seri rispetto alle strade tradizionali per contrastare il cambiamento climatico - basti pensare alla battaglia di Cina e Stati Uniti contro l'estensione ai traffici aerei del sistema di scambio delle emissioni ETS o al controverso percorso di adozione della direttiva europea sul risparmio energetico -, queste tecnologie sembrano a molti una risposta praticabile in alternativa alle soluzioni classiche. In occasione del summit Rio+20 di giugno, le potenze mondiali potrebbero quindi riconsiderare il proprio giudizio su queste proposte.
A beneficiarne sarebbero innanzitutto una serie di multimilionari che stanno investendo nel settore. Tra i nomi più noti, il fondatore di Microsoft Bill Gates, che sta finanziando una start up attiva nella tecnologia della cattura e dello stoccaggio di anidride carbonica, la Carbon Engineering Ltd, e l'istituto di ricerca Fund for innovative climate and energy research. Istituto, quest'ultimo, che a sua volta ha già co-finanziato tre importanti studi sulla geoingegneria, tutti pronunciatisi a favore della sperimentazione. Una coincidenza che non è sfuggita a Greenpeace, che ha denunciato un possibile conflitto di interesse.
L'adesione a questi progetti non è però scontata: la geoingegneria suscita serie perplessità, nel metodo quanto nel merito. A un primo livello, è un approccio che ripropone quella visione reificata della terra, come oggetto da piegare ai nostri fini, che ha accompagnato e accompagna ogni scelta di cui oggi paghiamo le conseguenze. L'idea è insomma che si possa continuare a vivere come si è sempre fatto, dal modello di sviluppo generale alle abitudini individuali, ed esplorare tecniche artificiali che ci consentano di contenere gli impatti che provochiamo sull'ambiente senza mai andare alle cause dei problemi.
L'altro aspetto di preoccupazione riguarda gli impatti ambientali che le stesse tecnologie potrebbero generare. Per i fautori della geoingegneria i rischi sono seri, ma non agire lo sarebbe altrettanto, come dichiarato recentemente dal presidente della Carbon Engineering Ltd David Keith. Secondo parte della comunità scientifica, invece, la nostra conoscenza del clima non è tale da permetterci di prevedere gli effetti della sperimentazione su vasta scala della geoingegneria. Alla conferenza sul clima di Durban, ad esempio, la Royal Society britannica ha sostenuto in un rapporto che questi interventi dovrebbero valere solo come soluzione estrema e si tratterebbe comunque di una soluzione pericolosa.
Nell'ambito della teoria del complotto sulle scie chimiche si afferma che tali presunte scie siano il frutto di operazioni di geoingegneria.
Nessuno può dire se valga la pena correre questi rischi. Quel che sappiamo, però, è che le alternative esistono. Ricerche e risorse possono essere indirizzate verso progetti di efficienza energetica e mobilità sostenibile, per la riforestazione come per un impiego attento delle fonti rinnovabili. È questione di scelta: tra il fascino di soluzioni futuristiche presunte miracolose, dietro cui può nascondersi anche chi cerca solo nuove occasioni di profitto, e la responsabilità di seguire la strada più lenta e faticosa, ma forse più sicura.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/clima/geoingegneria_bacchetta_magica_contro_cambiamenti_climatici.html

Cambiano le correnti artiche, un rischio per l’equilibrio climatico

Recenti rilevamenti hanno permesso agli studiosi di notare delle anomalie negli equilibri fra i vari elementi che fungono da stabilizzatori del clima globale. In particolare, il campanello d’allarme arriva dalla corrente artica Beaufort Gyre.
Sta crescendo in questo periodo la preoccupazione per possibili variazioni degli equilibri climatici bilanciati dall’interazione fra venti, superficie dell’acqua e correnti sottomarine. Sulla base di studi e monitoraggi che procedono già da diversi anni, sono molti i ricercatori che hanno rilevato delle anomalie.

Una funzione di primaria importanza è quella rivestita non solo dalla già nota Corrente del Golfo – una specie di 'nastro trasportatore' che conduce le acque calde equatoriali verso l’Europa settentrionale, contribuendo a mantenere mite il clima del nostro continente –, ma anche dalla Beaufort Gyre, una corrente che si trova nell’Oceano Artico e che contiene acqua fredda e ghiaccio. Proprio in virtù del suo ruolo chiave nel mantenimento degli equilibri climatici, la missione Beaufort Gyre Exploration Project la sta tenendo sotto controllo dal 2003 e lo farà fino al 2014, effettuando periodiche ricognizioni sul posto e rilevando dati e valori riguardanti il suo comportamento.
Nella presentazione della missione, la Beaufort Gyre viene definita come il 'volano' del sistema e l’elemento stabilizzatore del clima dell’intera regione artica. Ghiaccio, oceano e atmosfera sono i tre elementi che, interagendo fra loro, determinano la stabilità del clima a livello locale e, conseguentemente, a livello globale. Lo scopo della missione, cui hanno aderito scienziati americani, canadesi e giapponesi, è quello di capire quali sono le ragioni che hanno alterato il ritmo naturale della Beaufort Gyre, rischiando di innescare un effetto a catena suscettibile di provocare catastrofici mutamenti climatici in tutto il pianeta.
Come spiega un corrispondente scientifico della britannica BBC, sembra che la cupola generata dalla Beaufort Gyre sia cresciuta, dal 2002 al 2011, di circa 15 centimetri, raggiungendo un volume complessivo di 8000 chilometri cubici. Nel concreto, il pericolo è che i venti anticiclonici che stabilizzano questa grande corrente modifichino il loro comportamento: se questo dovesse accadere, non sarebbero più in grado di mantenere all’interno della Beaufort Gyre l’enorme quantità di acqua fredda – circa il 10% di quella complessivamente presente nell’Artico – e quest’ultima si riverserebbe nell’Atlantico settentrionale, alterando a sua volta le correnti che equilibrano il clima della zona, prima fra tutte la Corrente del Golfo.
Il Centro di Osservazione Previsione Polare sta monitorando il processo grazie al satellite radar Cryosat-2; la fase attuale è molto delicata, poiché se dal 1995 – quando è cominciata l’osservazione – alla prima metà degli duemila la situazione è stata abbastanza stabile, successivamente il volume di acqua della Beaufort Gyre ha cominciato a crescere a un ritmo di 2 centimetri all’anno.
Naturalmente l’ipotesi di un deciso cambiamento climatico ha scatenato la fantasia dei catastrofisti e dei sensazionalisti, che hanno chiamato in causa il famoso film The day after tomorrow, che dipinge una Terra preda di una nuova glaciazione provocata dall’alterazione del flusso della mitigante Corrente del Golfo. È ovvio che interpretazioni così fantasiose non fanno altro che legittimare coloro che sostengono che il riscaldamento globale e i problemi a esso connessi siano una grande bufala o, se non altro, fenomeni non di carattere antropico ma del tutto naturali.

Più condivisibile appare l’atteggiamento dei team di ricerca che già da anni studiano il problema e che si propongono, per il prossimo futuro, di rielaborare tutti i dati raccolti dal 1995 a oggi, provando a desumere le cause dei mutamenti in atto, e di intensificare i controlli sui flussi delle correnti e dei venti di superficie e sui movimenti dei ghiacci grazie all’ausilio di Cryosat-2 e di Envisat, il satellite lanciato nel marzo del 2002 dall’European Space Agency che da oggi si concentrerà sull’osservazione del fenomeno.

fonte: http://www.ilcambiamento.it/clima/cambiano_correnti_artiche_rischio_equilibrio_climatico.html

Il clima si starebbe raffreddando gia' dal 2000

I modelli al computer avevano previsto un 1 ° C di salita che dimostrano che i modelli informatici sono validi.
Il clima è stato leggermente in fase di raffreddamento a partire dal 2000, non in fase di riscaldamento, il modo di proiettare il continuo riscaldamento graduale verso il futuro non è giustificato, dice Don J. Easterbrook, Dipartimento di Geologia, Western Washington University, Bellingham, WA.
Le temperature invernali negli Stati Uniti negli ultimi dieci anni.
Si noti che le temperature nel nord-ovest del Pacifico si sono raffreddate ad un tasso di 2,22 ° C per decennio, non riscaldate.
L'andamento della temperatura globale dal 2001 è stata di raffreddamento ad una velocità di -4.0 ° C (-7 ° F) per secolo.
I modelli al computer aveva predetto un aumento di 1 ° C di temperatura durante questo stesso periodo, che non è accaduto, dimostrando che i modelli informatici non sono validi.

Fonte: http://wattsupwiththat.com/2012/01/11/the-portland-state-university-study-of-shrinking-mt-adams-glaciersa-good-example-of-bad-science/

Il Pacifico si scalda l'Atlantico si raffredda

Le prime previsioni per gli uragani nella stagione 2012 sembrano alquanto confortanti, quanto meno dopo i fenomeni estremamente violenti che hanno impervesato nella passata stagione. Gli scienziati della Colordato States University confermano infatti che a partire dal 1 Giugno si avrà una minore attività rispetto alle recenti annate. Il tutto per via di un riscaldamento del Pacifico tropiale e un raffreddamento dell'Atlantico tropicale. Questo sta infatti portando a pensare che la stagione 2012 degli uragani sarà meno attiva rispetto alla media. La media stagionale stimata infatti conferma un numero ne inferiore ne superiori ai 6 uragani.
Le previsioni sottolineno inoltre che l'Atlantico tropicale, in questi mesi, si è raffreddato in maniera anomala e sembra che le probabilità di un evento di El Nino tra l'estate e l'autunno sono solo elevate.
Nel corso dei prossimi mesi tuttavia si avranno evoluzioni decisamente più approfindite di questa situazione, quando la situazione diverrà via via più chiara.
Fonte: http://www.meteoportaleitalia.it/news-globali/news-globali/meteo-estero/1990-si-scalda-il-pacifico-tropicale-e-si-raffredda-latlantico-tropicale-ridotta-lattivita-degli-uragani-nel-2012.html

giovedì 22 marzo 2012

Il clima mediterraneo si estenderà fino a Orléans

Il clima mediterraneo caratterizzato dalle forti siccità estive potrebbe estendersi fino a Orléans, provocando uno choc formidabile su vegetazione naturale, agricoltura e risorse d’acqua. Tale cambiamento sarà troppo repentino rispetto alle capacità di adattamento delle specie vegetali.

Lo scenario è frutto di una ricerca condotta in Francia dall’INRA sotto la direzione di François Lelièvre nell’ambito del progetto CLIMFOUREL (Climat‐Fourrages‐Elevage) che punta a conoscere e migliorare l’adattabilità dei sistemi foraggieri nel Sud della Francia alle variazioni e ai cambiamenti climatici.
L’interesse per l’evoluzione delle temperature è dato dalla necessità di conoscerne l’impatto sulle produzioni agricole, settore perno dell’economia francese. In Francia in questi mesi si è registrata una forte siccità che sta mettendo in ginocchio il settore e dunque la pressione per conoscere sia conseguenze sia rimedi è fortissima.
Le città di Montélimar, Toulouse e Millau fanno già parte, climaticamente parlando della zona mediterranea; mentre Lyon, Mende, Valence, Colombier, Albi, Agen e Gourdon hanno egualmente cambiato categoria climatica. Ed ecco perché:
  • Temperature in rialzo: da 1,5°C in media (+0,5°C in media per decennio) e +2,4°C nei mesi di maggio, giugno, luglio e agosto (+0.8°C pper decennio. Da maggio a agosto si è registrata una temperatura più elevata a Lione che a Avignone o Montpellier in 30 anni.
  • Aumento del potere di evaporazione: umidità, temperatura dell’aria, irradiamento solare e vento, del 20%-25%.
  • Tendenza alla diminuzione di piogge: i cumuli da gennaio a agosto diminuiranno del 50%-60%.
I fenomeni di siccità saranno sempre più frequenti e severi (2003, 2005, 2006, 2009, 2011) ma diverranno la norma. Le variazioni interannuali molto forti avrebbero potuto mascherare la rapidità del cambiamento da almeno 30 anni. Secondo i francesi non siamo che all’inizio di uno spettacolare cambiamento climatico:
provocato dalle nostre emissioni massive di gas serra, come hanno rilevato le proiezioni climatiche realizzate dal rapporto GIEC, Gruppo di esperti intergovernativi sull’evoluzione del clima.

Fonte: http://www.ecoblog.it/post/14933/il-clima-mediterraneo-si-estendera-fino-a-new-orleans#continua

Mercurio: pianeta senza più segreti

Pubblicati immagini e dati raccolti dalla sonda MESSENGER della NASA: il pianeta più interno del sistema solare ha un nucleo molto più esteso rispetto alle previsioni e anche la sua composizione ha riservato delle sorprese. In particolare, la superficie appare virtualmente priva di ferro, una circostanza che ha importanti implicazioni per il modello della sua costituzione interna.
Centomila immagini, e il pianeta più interno del sistema solare non ha più segreti, o quasi. La sonda MESSENGER (MErcury Surface, Space Environment, GEochemistry, and Ranging) della NASA ha completato la sua missione primaria di un anno in orbita intorno a Mercurio registrando fotografie e altri dati riguardanti il nucleo del pianeta, la sua topografia e il misterioso materiale che appare luminoso al radar, come riferito in un articolo apparso online su "Science Express". 
Antiche pianure vulcaniche alle alte latitudini settentrionali di Mercurio riprese dagli strumenti a bordo della sonda MESSENGER. In viola le zone più basse e in bianco le più elevate, per un range di circa 1 km. L'ampiezza totale dell'area è di circa 250 chilometri. (Cortesia NASA/JHUAPL/CIW-DTM/GSFC/MIT/Brown University. Rendering di James Dickson e Jim Head)

La prima sorpresa dei ricercatori riguarda proprio il nucleo, le cui dimensioni risultano più ampie del previsto: il suo raggio arriva addirittura all'85 per cento del raggio planetario (il raggio del nucleo terrestre, al confronto, è metà di quello del pianeta).
Oltre a ciò, la sua composizione appare assai più complessa rispetto a quella della Terra: sia la parte solida più esterna sia quella interna liquida sono più ricche di ferro rispetto alla composizione media dell'intero pianeta. Proprio questa disomogeneità influenzerebbe, secondo i ricercatori, le modalità con cui si origina il suo campo magnetico. Ma anche l'abbondanza di elementi più leggeri è ben al di là di quanto si immaginava.
“Non ci aspettavamo così tanto zolfo né che non si trovasse praticamente traccia di ferro in superficie”, ha spiegato Stanton Peale, professore emerito di fisica dell'Università della California a Santa Barbara, che ha partecipato alla ricerca.
Proprio la mancanza di ferro porta a ipotizzare che le rocce vulcaniche presenti sulla superficie del pianeta difficilmente provengano da un mantello con una densità media maggiore e paragonabile a quella della struttura più interna. Ciò ha portato all'idea di un mantello a due strati: il primo, più esterno e più leggero, che avrebbe fornito il materiale che attualmetne costituisce la superficie; il secondo, più interno, costituito da solfuro di ferro.
Nelle foto più dettagliate, inoltre, si evidenzia la presenza di grandi quantità di zolfo con una distribuzione non uniforme, il che fa propendere per un modello di formazione ben meno ordinato di quelli considerati validi in passato.
Mercurio è composto da materiale che si è condensato su un ampio intervallo di distanza dal Sole”, ha aggiunto Peale. Altri rilievo topografici dell'emisfero nord del pianeta rivelano limitate differenze di quota dei rilievi, se confrontate con quelli di Marte o della Luna.
Infine, la presenza di aree chiare nelle rilevazioni radar in zone che appaiono costantemente in ombra è coerente con l'ipotesi della presenza di ghiaccio, che andrà tuttavia verificata ulteriormente con lo spettrometro di neutroni di MESSENGER. La conduzione di più approfondite rilevazioni strumentali sarà l'obiettivo delle prossime fasi della missione.

Veduta prospettica delle pianure vulcaniche nelle regioni settentrionali di Mercurio. Queste pianure rappresentano il 6% circa della superficie del pianeta e si sono formate circa 4 miliardi di anni fa.
(Cortesia NASA/JHUAPL/CIW-DTM/GSFC/MIT/Brown University. Rendering di James Dickson e Jim Head)

fonte: http://www.lescienze.it/news/2012/03/21/news/mercurio_pianeta_messenger_nasa_immagini_misure-918662/

martedì 20 marzo 2012

Transito di Venere 5-6 Giugno 2012

Il prossimo 5-6 Giugno sara' visibile il transito del pianeta Venere di fronte al disco del Sole.
Questo evento non e' mai successo nel 20°secolo,mentre nel 21° e' la seconda volta che succede.
Il primo episodio del 21° secolo e' accaduto l'8 Giugno del 2004,un'altra ottima occasione ci aspetta a giugno 2012,da non perdere visto che il 3°episodio del nuovo millennio sara' molto piu' lontano nel tempo, ci verra' offerto l'11 Dicembre 2117.
Fortunatamente,nel 2012 il transito di Venere si verifica nei pressi del solstizio di giugno,
quando l'emisfero nord della Terra e' piu' inclinato verso il sole, e poiche' l'emisfero meridionale
é per la maggior parte di acqua e ghiaccio,la stragrande maggioranza della popolazione umana,dato il cielo chiaro,sara' in grado di osservare questo spettacolo celestiale.
Con l'eccezione dell'Africa occidentale,ovest della Spagna,Portogallo, i 3 quarti orientali del Sudamerica e Antartide,dove il transito non sara' visibile.

L'episodio durera' circa 6 ore.
Su Venere 1 anno dura 584 giorni: il tempo che impiega a fare 1 giro attorno al Sole,
ma siccome la sua orbita e' inclinata,succede ogni 243 anni la sovrapposizione di Venere sul Sole.
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La seguente mappa mostra la visibilta' del transito e se la Meteo collabora dovremmo riuscire a vedere Venere come un vero punto e non come un puntino visto nel 2004.



Anche su Giove tira aria di tempesta

La NASA ha divulgato le nuove immagini della Grande Macchia Rossa che altro non è se non una tempesta di enormi proporzioni. Grazie a questa informazione offerta dalle immagini, gli scienziati hanno potuto costruire un mappa meteorologica della turbolenza.
La Grande Macchia Rossa di Giove ha un colore che varia dal rosso mattone al rosa verdastro ed un diametro paragonabile a quello della Terra. Le nubi circostanti vengono risucchiate e lacerate, nel giro di poche ore, da grandi correnti di gas ascensionali.
La turbolenza si muove alla velocità di circa un metro al secondo nelle direzioni ovest ed est, senza mai spostarsi verso nord o sud. In questo modo deve aver compiuto diverse volte il giro del pianeta. Inoltre, ruota su se stessa in senso antiorario, con un periodo di 12 giorni terrestri e, se non disperdesse parte della sua energia nell'ambiente, la sua durata potrebbe essere indefinita.
Il team della NASA's Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, ha ricostruito il puzzle di immagini, studiandole grazie ad un potente telescopio, il Very Large Telescope (VLT), dello European Southern Observatory, in Cile. Gli scienziati hanno potuto così osservare le variazioni nel colore durante la turbolenza. Space.com conferma che più il colore rosso è inteso, più alta è la temperatura.
La Grande Macchia Rossa di Giove è una vecchia conoscenza tra gli scienziati, da circa 400 anni, cioè sin da quando fu possibile osservarla grazie ai primi telescopi.
Giove è un pianeta ricco di gas e gli scienziati teorizzano che, proprio a causa del fatto che le turbolenze non sfiorino mai la superficie, ciò abbia contribuito alla sua longevità. Inoltre, essi ritengono che la tempesta trovi la sua fonte in un innalzamento interno della temperatura che assorbe le turbolenze più piccole. Ma fino ad oggi, ancora nessuno, tra gli scienziati, è riuscito a fornire una spiegazione riguardo le caratteristiche nubi rosse.
Dopo aver studiato le condizioni atmosferiche, la temperatura, la pressione, i venti e la loro composizione, alcuni scienziati hanno ipotizzato che tutte queste condizioni insieme producono l'effetto del colore rosso. Ecco il motivo per cui esso appare di un rosso acceso alcune volte, molto più chiaro altre.
Leigh Fletcher dell'Università di Oxford, che fa parte del team del progetto. ha spiegato che gli studiosi ancora non sono sicuri di quali processi chimici siano davvero la causa di un rosso così intenso. Ma ora, grazie a queste immagini, sanno sicuramente che la Grande Macchia Rossa è collegata ai cambiamenti delle condizioni atmosferiche che si celano nel cuore della turbolenza.

fonte: Federica Vitale
http://www.nextme.it/

Stratosfera:concetti di massima

La stratosfera è il secondo dei cinque strati in cui è convenzionalmente suddivisa l'atmosfera.

(troposfera, stratosfera, mesosfera, termosfera e esosfera)
Essa rappresenta quello strato atmosferico posto sopra alla troposfera ovvero dove avvengono i vari fenomeni quali le precipitazioni ecc,ed e’ separata da essa dalla tropopausa che varia come altezza dai circa 8 km alle latitudini polari e 20 in prossimita’ della fascia equatoriale.Nelle fasi invernali essa diventa osservata speciale,con un rapporto con la troposfera che in alcuni casi diventa determinante per le sorti meteo-climatiche dell’emisfero boreale,con riflessi sull’andamento del NAM che in condizioni positive e dunque fredde evidenzia,una forte accelerazione zonale,mentre in condizioni calde e dunque negativa abbiamo una frenata della zonalita’ con componente fredda retrograda. Ricordiamo il celebre evento stratosferico del 2009 che entro’ nella storia di tali fenomeni,in quanto vivemmo un fortissimo cooling con precondizionamento dell’AO,e superamento della soglia fatidica del NAM,mentre segui un evento totalmente opposto,con MMW e inversione della zonalita’,condizionando poi la prima parte del mese di febbraio che altrimenti sarebbe trascorso nell’anonimato.

La sua estensione lungo la colonna isobarica ha un’estensione dai 100 hpa sino a 1 hpa ovvero a circa 50 km di altezza.
Sezioni di altezza o latitudine e vento medio zonale: essi rappresentano alcuni grafici a due dimensioni rappresentanti una sezione troposferica tra polo ed equatore.Di lato vengono indicate i valori della superficie isobarica in ascesa dai piani inferiori a salire,mentre a sinistra abbiamo i rilevamenti delle superfici isobariche.La media zonale rappresenta la direzione se negativa o positiva dei venti stratosferici(qbo),che comunque viene rilevata in modo preciso solamente nella localita’ di Singapore.Molto importante in tali studi la rappresentazione della elevatissima vorticita’ presente in stratosfera rispetto alla troposfera,con le vorticita’ potenziali..Il tutto fa capo naturalmente allo sviluppo nei mesi autunnali e invernali del VPS,con cuore freddo e forti westerlies sino ai 65° di latitudine,mentre nei mesi estivi vede una circolazione anticiclonica al suo posto sul polo geografico con venti nord-orientali.Le variazioni termiche in tali settori dipendono da cause astronomiche/solari.Le sue altezze di geopotenziale evidenziano alcune onde nella sua struttura chiamate come WAVES,con accordo troposferico. Fino anche a 4 wavenumber.Naturalmente nel corso delle stagioni si possono sviluppare dei sussulti stratosferici a carattere freddo cooling o caldi stratwarming,in propagazione in caso di coopling,lungo l’intera colonna isobarica,con forte azione nei confronti del gradiente verticale termico e di altezza geopotenziale.,con riflessi sull’andamento del NAM e capacita’ di precondizionare in senso negativo o positivo,l’ARTIC OSCILLATION.Quando si manifestano azioni bloccanti in seno a forcing dinamici in bassa stratosfera con il meccanismo dell’EP flux,indicando l’entita’ dell’onda planetaria con azione sino in tropopausa,la quale in alcune situazioni porta a bucare l’assetto con trasferimento in bassa stratosfera.
I principali Warming stratosferici sono classificabili in MMW con un fortissimo riscaldamento
Erelativa sostituzione della corrente zonale ai 10 hpa,e sua dislocazione a sud del 60-65°N,con presenza di un HP polare. I MINOR WARMING invece,portano ad una inversione del gradiente meridionale termico senza l’inversione ai 10 hpa,mentre i CW hanno delle caratteristiche assimilabili ai classici TST event,con forte intrusione aleutinica,causando anche una temporanea inversione della zonalita’,trovando spesso realizzazione tra novembre e dicembre. Infine abbiamo i classici FINAL WARMING che portano a fine stagione allo smantellamento del VP ,ed al passaggio di consegne alla circolazione tipica della bella stagione(hp sul polo).

fonte: TIFONE by Meteoflash
forum discussione: http://meteosilver.altervista.org/forum/viewtopic.php?f=7&t=1974

Lo strano triangolo sulla superficie del Sole

Uno strano triangolo nero apparso sulla superficie solare qualche giorno fa ha già fatto gridare “all'Ufo!”. Ma lungi dall'ipotizzare una visita aliena, la particolare forma avvistata davanti alla nostra stella altro non era che un effetto della tempesta geomagnetica che nei giorni scorsi ha imperversato all'interno del nostro sistema solare.
A fornire il punto di vista scientifico sulla vicenda è stato Mauro Messerotti dell’Istututo Nazionale di Astrofisica secondo cui “l’immagine dello Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA mostra la distribuzione dell’emissione a raggi X del plasma della corona solare osservata dal telescopio del satellite GOES-15”.
Niente fantascienza, solo scienza. Secondo l'esperto, le zone più chiare sono quelle ad alta emissività, ossia le regioni attive dove “i campi magnetici hanno configurazioni chiuse a forma di cappio che si riconnettono e danno origine ai brillamenti solari, cioè rilasci localizzati di enormi quantità di energia”.
Di conseguenza, le zone più scure sarebbero quelle caratterizzate da bassa emissività, chiamate buchi coronalida cui si estendono nello spazio interplanetario linee di forza aperte del campo magnetico e flussi di vento solare veloce”. E a dare la particolare forma triangolare è stata proprio la configurazione dei campi magnetici delle regioni circostanti. Secondo l'esperto, si tratta di un fenomeno “assolutamente fisiologico” reso però attraente dall’interpretazione che ne fa il nostro cervello, che tende ad associare ogni forma all'interno di uno schema già noto.
La forma triangolare dunque sarebbe connessa all'eruzione solare e alla tempesta geomagnetica in atto in questi giorni. A loro volta, questi fenomeno sono legati al ciclo solare, che si sta avvicinando al suo massimo: “Ci stavamo preoccupando per il prolungato periodo di inattività ed ora ci preoccupiamo se ci sembra di vedere qualcosa di strano, ma il fatto è che ci solletica il catastrofismo” è stata la spiegazione di Messerotti.

Il massimo solare è previsto per la fine del 2013. Fino ad allora, probabilmente, assisteremo a numerosi spettacoli.

lunedì 19 marzo 2012

Burj Khalifa: la torre piu' alta del mondo


La Burj khalifa di Dubai (EAU) è un grattacielo che vanta il record di edificio piu' alto al mondo.
L'antenna (o guglia) raggiunge infatti gli 828 metri di altezza,superando notevolmente i 628 metri dell'antenna KVLY-TV che si trova a Blanchard,Nord Dakota (USA).
Il nome di questa torre, cambiato pochi giorni prima dell'inaugurazione, significa "Torre di Khalifa", Khalifa bin Zayed Al Nahayan è l'attuale presidente degli Emirati Arabi Uniti nonché l'emiro di Abu Dhabi.

Oltre a quello dell'altezza la Burj Khalifa vanta anche gli ascensori più veloci al mondo,
questi infatti possono viaggiare ad una velocità di 18 m/s (65 km/h), abbastanza veloci per trasportare ospiti e residenti su e giù per i 160 piani della torre in poco tempo.
La maggior parte dei piani della Burj Khalifa sono occupati da uffici ad eccezione del 37° piano dove sitrova l'hotel Armani, interamente disegnato dal famoso stilista italiano. Nei piani dal 45° al 108° si trovano appartamenti privati, che secondo i costruttori sarebbero stati venduti dopo pochissimo tempo dall'inaugurazione della torre.
Nei pressi della Burj Khalifa sorge una fontana maestosa, costata più di 200 milioni di euro!. I giochi d'acqua che questa fontana chiamata "Dubai Fontain" tolgono davvero il fiato, i getti d'acqua possono raggiungere i 150 metri di altezza e l'intera coreografica acquatica è accompagnata da musica tradizionale araba.
I lavori per la costruzione di questa torre sono iniziati nel settembre del 2004 e sono terminati con l'inaugurazione avvenuta il 1 Ottobre 2010. Per comprendere la velocità con cui questo immenso edificio è stato costruito consiglio la visione di questo video:

fonte: http://www.cubiform.org/search?updated-max=2012-02-18T17:15:00%2B01:00&max-results=4&start=16&by-date=false

domenica 18 marzo 2012

Vulcani: Etna Karymsky Sakurajima nuove eruzioni

ETNA:
La quarta fase eruttiva dell’anno e' in corso sull'Etna,con spettacolari emissioni di fontane di lava e attività stromboliana. L’eruzione riguarda soprattutto il nuovo cratere di Sud-Est da dove fuoriesce una colonna di cenere nera alta 6-7 km.
Dalla 'bocca' emerge una colata, bene alimentata, che si dirige nella desertica Valle del bove. L'aeroporto di Catania è regolarmente operativo, variazioni potrebbero esserci nelle rotte aeree.
La nuova fase eruttiva è iniziata intorno alle 5 della mattina ma la fase più intensa è stata raggiunta alle 8.15, quando si è levata dal vulcano una colonna di cenere alta sette chilometri.
Secondo quanto rendono noto dall'istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, per ora tutto ciò non ha causato problemi ai voli dell'aeroporto Fontanarossa di Catania, ma sembra che alcuni di essi siano stati deviati per sicurezza. L'ultimo episodio eruttivo risale al 4 marzo.

KARYMSKY:
Il vulcano Karymsky,in eruzione in Kamchatka,è stato portato ad uno dei livelli più pericolosi di allarme per l'aviazione, l’allarme arancio, anche se tutte le rotte aeree non sono interessate dalla zona attiva del vulcano. La proiezione gas e cenere è stato stimata ad una altitudine di 3100 metri sul livello del mare. Della lava incandescente sta scendendo giù per le pendici del vulcano ma i villaggi circostanti non sono attualmente minacciati.
Il vulcano Karymsky ha una altezza di 1536 metri, ed è uno dei vulcani più attivi del Kamchatka. Si trova 125 km a nord di Petropavlovsk-Kamchatsky, la città più vicina. L'ultima eruzione del vulcano è iniziata nel gennaio 1996, e il vulcano è attivo ininterrottamente dal quel giorno.

SAKURAJIMA:
Presso il vulcano Sakurajima nel sud di Kyushu, in Giappone, stanno avvenendo grandi insolite eruzioni. Nei giorni scorsi, diverse esplosioni vulcaniane hanno espulso grandi quantità di bombe laviche, alcuni di 50 cm di diametro, lanciate fino a 2 km di distanza.
Pennacchi di cenere hanno raggiunto una quota modesta di 2,5 km secondo il VAAC di Tokyo.
Secondo varie agenzie di stampa l'eruzione che è stata videoregistrato questo Lunedì sarebbe la più grande e violenta dal 2009.
Nel 1914, l’11 gennaio il vulcano ebbe una violentissima eruzione che seppellì di lava i villaggi circostanti, ed il cui deposito unì l'isola alla vicina Penisola di Osumi. Quell’eruzione è stata la più potente eruzione vulcanica del XX secolo mai avvenuta in Giappone, e le colate prodotte in essa unirono il vulcano alla terraferma. Prima di quell'anno, il vulcano era stato quiescente per più di un secolo. Il vulcano dapprima manifestò una serie di forti esplosioni che crearono un'altissima nube eruttiva, poi generò imponenti colate laviche che si riunirono ben presto in un unico fiume di fuoco liquido. Il 13 gennaio del 1914, un violentissimo terremoto uccise 35 persone.

Per i MAYA il 2012 inizio di una nuova epoca

Chi ha fatto i conti con la fine del mondo al 21 dicembre 2012 dovra' rivedere i propri progetti.
La profezia dei Maya che vede in quella data una catastrofe fatale per l'umanita' potrebbe essere frutto di un fraintendimento.
Secondo un esperto tedesco, Sven Gronemeyer de La Trobe University in Australia, infatti, la tavoletta su cui e' incisa l'iscrizione sul Monumento 6 del tempio Maya di Tortuguero, in Messico e' parzialmente illeggibile e cio' che ne resta indica semplicemente l'inizio di una nuova era. Niente fine del mondo, dunque, ma la descrizione del ritorno dal cielo della misteriosa divinita' Maya della guerra Bolon Yokte. La risposta di Gronemeyer e' arrivata una settimana dopo l'annuncio dell'Istituto messicano di Antropologia relativo al ritrovamento di un secondo documento che avrebbe confermato la profezia del 2012 ed e' arrivata proprio durante una tavola rotonda organizzata dallo stesso Istituto nel sito archeologico di Palenque, nel Messico meridionale, per frenare l'ulteriore ondata di panico scatenata dalla notizia. La nuova iscrizione sarebbe stata trovata su un mattone trovato nelle rovine di Comalcalco, vicino Tortuguero, e porterebbe un esplicito riferimento al 2012, ma per ora il reperto viene conservato dall'Istituto e tenuto lontano dagli occhi del pubblico. A differenza delle previsioni apocalittiche altern atesi negli ultimi anni che hanno attribuito a eventi diversi l onore di porre fine all'umanita', Gronemeyer sostiene che l'iscrizione si riferisca semplicemente alla fine di un ciclo, iniziato 5.125 anni fa con l'avvio dell'Eta' dell'Oro e che terminera' il 21 dicembre 2012. Bolon Yokte, infatti, e' anche la divinita' del cambiamento: secondo lo studioso tedesco, l'antico sovrano Bahlam Ajaw si era limitato ad indicare il passaggio del dio e l'intenzione di accoglierlo nel tempio di Tortuguero. ''La data ha acquisito un valore simbolico perche' e' visto come il riflesso del giorno della creazione'', ha spiegato Gronemeyer.
fonte: http://www.antikitera.net/news.asp?ID=11055&T=2

METEOFLASH: secondo meteoraduno

Si e' appena svolto (11 Marzo 2012) il secondo meteoraduno dei ragazzi di Meteoflash, Il direttore Meteosilver affiancato dal vicedirettore Tifone hanno creato e portano avanti il progetto Meteoflash da ormai 3 anni,3 anni in cui si e' visto formare una simpatica comunita' di meteoappassionati. Il forum e' molto attivo e frequentato da persone che vivono la Meteo come una vera e propria passione. Al raduno organizzato nei pressi di Pescara,han partecipato una ventina di persone ed e' stato presentato come sorpresa, un bellissimo video,creato appositamente da Silver e Tifone.
Nel video una bellissima analisi impeccabile e minuziosa e canzone azzeccata,
ottimo lavoro da restare senza fiato.

Ed ecco il video relativo alla giornata trascorsa al 2° raduno,simpaticissimi i partecipanti.

Ai primi di Ottobre ci sara' il 3° raduno dei Meteoflashati e dara' il via alla nuova stagione Invernale.
fonte: http://www.meteoflash.org/

Ennesimo scienziato prevede futuro raffredamento globale

Il 'raffreddamento globale potrebbe mettere a repentaglio la produzione di cereali e minacciare potenziali carestie avverte lo scienziato australiano David Archibald. E saremmo a combattere per le strade per il cibo. Tutto il riscaldamento degli ultimi 150 anni sarà invertito,dice Archibald. Il 'mondo è entrato in un periodo di forte raffreddamento a causa della minore attività solare.
Non solo il raffreddamento del mondo,continua Archibald ,il livello del mare è ora in calo,contrariamente alle teorie degli allarmisti delle Maldive. Il tasso di innalzamento del livello del mare è controllato dai cicli solari.
Tasso di variazione del livello del mare controllata dai cicli solari La produzione agricola di fronte a questo problema potrebbe avere seri problemi: Minimo di Maunder: -Carestie in Francia 1693-94, Norvegia 1695-96 e 1696-97 la Svezia ha sostenuto circa il 10% della popolazione di ciascun paese. In Estonia e in Finlandia nel 1696-97, le perdite sono state stimate in un quinto e un terzo delle popolazioni nazionali. E poi c'è l'elevato rischio dell'attività vulcanica sul clima. Se un eruzione stile Pinatubo allora otteniamo un fenomeno simile a quello del 1816. 1816 Event - 50% di possibilità -Il Monte Tambora in Indonesia scoppiò il 10 aprile 1815. - Le temperature medie globali sono diminuite del 0,4 - 0,7 ° C. -Il 4 giugno 1816, le gelate sono stati riportati in Connecticut. -Il 6 giugno 1816, la neve cadde in Albany e Maine. -L'avena è passata da 12 centesimi a 92 centesimi il moggio. - Negli ultimi 500 anni,vi sono state grandi eruzioni vulcaniche con una media di 45 anni di distanza. Una di queste potrebbe facilmente ridurre la produzione cerealicola mondiale di 400 milioni di tonnellate. Martedì, 28 febbraio, il signor David Archibald - uno scienziato australiano esperto di clima ed esplorazione del petrolio - ha emesso due parti presentazioni dal titolo "I quattro cavalieri dell'Apocalisse". I quattro cavalieri, vale a dire le grandi sfide che il mondo dovra presto affrontare sono: l'estrazione di un calo del petrolio, causando dei prezzi crescenti dell'energia,il cibo, il programma nucleare del Pakistan sulle armi, che minaccia la proliferazione e, forse, anche una guerra nucleare nella regione;la rapida crescita della popolazione in Medio Oriente e in Nord Africa insieme con le importazioni dei prodotti alimentari in tali regioni,che precisano fame di massa, e 210 anni del ciclo di raffreddamento del clima. Il signor Archibald suggerisce una triplice soluzione per affrontare la crisi energetica: sostituendo la produzione di petrolio in calo con la liquefazione del carbone e il gas naturale compresso per uso automobilistico, impiegando l'energia nucleare, anziché carbone, per la generazione di energia elettrica, e di sviluppare reattori più sicuri al torio per sostituire l'uranio per l'energia nucleare. Va notato che la Cina sta già perseguendo attivamente queste opzioni. Molti paeso del Medio Oriente e del Nord Africa hanno esportato petrolio per coprire le loro importazioni di prodotti alimentari. Eppure,con la caduta della produzione del petrolio e una vivace crescita della popolazione superando le nazionali granarie vi sono le capacità di uno scenario apocalittico in cui la fame porta al conflitto e alla generale destabilizzazione politica, economica e culturale. Mr. Archibald - che è stato riconosciuto come "il primo a rendersi conto della lunghezza del ciclo precedente delle macchie solari (PSCL) ha un potere predittivo per la temperatura nel prossimo ciclo di macchie solari" - ha inoltre sostenuto che il riscaldamento degli ultimi 150 anni invertirà la temperatura della Terra cominciando a raffreddarla sensibilmente a causa della minore attività solare. Contrariamente alle geremiadi degli allarmisti del riscaldamento globale, i livelli del mare sono in calo. Il Raffreddamento globale potrebbe mettere a repentaglio la produzione di cereali e minacciare potenziali carestie, che avranno certamente un impatto significativo della situazione internazionale. fonti: http://iceagenow.info/2012/03/aussie-scientist-warns-entered-sharp-cooling-period-due-solar-activity http://www.iwp.edu/news_publications/detail/mr-david-archibald-on-four-great-global-challenges

Piogge artificiali: la Cina non corre da sola

Follia reale o fantascienza? Chi ha sentito parlare di pioggia artificiale, avrà probabilmente pensato a una leggenda metropolitana. Ma Pechino fa sul serio: qualche giorno fa ha annunciato un piano da un miliardo di yuan (circa 120 milioni di euro) per riuscire, entro il 2015, ad aumentare del 10% le precipitazioni nelle zone più aride. Gli ingranaggi della natura, a causa dei cambiamenti climatici a cui anche la Cina sta contribuendo pesantemente, si sono inceppati. Il Paese è afflitto dalla siccità e cerca di correre, disperatamente, ai ripari. Un primo esperimento in tal senso era stato già condotto, nel febbraio 2009, quando diverse regioni erano state irrorate da una pioggerellina leggera, generata da agenti chimici sparati nell’atmosfera con 2.392 razzi e 409 cannoni, in grado di creare nuvole cariche di pioggia. Più precisamente, le nuvole ‘adatte’ alle precipitazioni vengono ‘seminate’ con ioduro d’argento, un agente chimico che favorisce l’aggregazione delle molecole d’acqua per creare grandi gocce abbastanza pesanti da cadere al suolo. La tecnologia, in realtà, non è nuova. I primi esperimenti in tal senso cominciarono negli anni della Guerra Fredda, alimentati dalla competizione tra potenze. Durante la guerra del Vietnam, gli Stati Uniti lanciarono l’operazione Popeye per cercare di intensificare i monsoni sul sentiero di Ho Chi Min, la rete di strade che andavano dal Vietnam del Nord al Vietnam del Sud passando per Laos e Cambogia usate dai Vietcong e dai loro sostenitori. Nel 1978, però, gli esperimenti per far piovere artificialmente negli Usa furono interrotti, in seguito a una grave inondazione causata dal bombardamento chimico delle nubi. Sembra però che negli ultimi anni siano ripresi, e ne abbia usufruito anche Los Angeles. Israele stimola le nuvole dal 1961 e riesce così a rendere fertili e rigogliose terre di per sé aride. La pioggia artificiale è caduta anche sul Medio Oriente. Nel giugno 2008, negli Emirati Arabi, alcuni bimotori hanno disseminato il cielo con ioduro d’argento, sali igroscopi ed altre sostante chimiche capaci di esaltare la capacità di condensazione del vapore acqueo. Il risultato è stata una pioggia intermittente di alcuni minuti. Niente di eclatante, è vero, ma non male per un Paese dove le precipitazioni sono rare e concentrate nel periodo tra gennaio e marzo. In futuro basterà dunque bombardare le nuvole per far piovere a comando? «Nel mondo ci sono diversi esperimenti in corso di questo tipo, ma ancora le basi scientifiche sono molto deboli, e siamo lontani dal poter dire di essere in grado di controllare la pioggia. Il problema è che una volta effettuato l’esperimento non è possibile sapere se la pioggia che si verifica è frutto della ‘semina’ o se invece sarebbe caduta lo stesso», spiega Sandro Fuzzi dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr di Bologna. Remota, a quanto pare, la possibilità di effetti collaterali, perché «questo tipo di azioni si svolge su una scala ridotta, al massimo di qualche decina di chilometri mentre eventuali fenomeni distruttivi, come le alluvioni, riguardano fronti di centinaia e anche migliaia di chilometri. Al momento anche Usa e Israele stanno cercando il modo di aumentare artificialmente le piogge, mentre in Italia si è fatto qualche tentativo fino agli anni Settanta, soprattutto per il controllo della grandine, ma poi i progetti sono stati abbandonati».
L’ultima frontiera consiste nel bombardare le nuvole dal basso con dei laser. L’esperimento è stato condotto un anno e mezzo fa in laboratorio e poi replicato a Berlino da un gruppo di ricercatori dell’università di Ginevra e pubblicato sulla rivista Nature Photonics. Con un laser di grande potenza, una specie di cannone energetico, i ricercatori hanno colpito ed “eccitato” le molecole di gas presenti nell’aria. Il risultato è stata la formazione di nuclei di condensazione attorno ai quali si sono create piccole gocce di acqua. Anche allora, però, Fuzzi era rimasto cauto: «La vera difficoltà sta nelle dimensioni del processo naturale che si vuole innescare. Il raggio laser agisce su un punto, mentre per ottenere l’effetto voluto bisogna coinvolgere chilometri di nuvola. Siamo ancora lontani da un controllo dell’uomo sul tempo, ma l’esperimento condotto dai ricercatori svizzeri rappresenta un passo avanti per la ricerca». Inquietante. A Teheran, intanto, per purificare l’aria dalle polveri sottili e combattere lo smog, hanno optato per una pioggia artificiale molto più rudimentale. Per due giorni, cinque aerei hanno lanciato acqua sui quartieri più inquinati, mentre l’Iran sta anche pensando di investire in ricerche su come cambiare le rotte dei venti, in grado appunto di disperdere le particelle. Dal meteo a comando, sembra però – per fortuna – che siamo ancora lontani Il più impegnato è la Cina, che impiega nel rainmaking oltre 37 mila addetti fra tecnici e ricercatori. Una trentina di aerei, 4 mila rampe per razzi, 7 mila cannoni vengono usati per sparare in cielo nuclei di sostanze intorno ai quali stimolare processi di condensazione di gocce d'acqua o cristalli di ghiaccio.
Negli Stati Uniti, che fu il primo a gettare nelle nuvole con gli aerei ghiaccio secco e ioduro d'argento, i progetti in corso sono 27. In Sud Africa, che esperimenta questi programmi da una quindicina di anni, si usa invece il cloruro di potassio, sistema nato in seguito all'osservazione di nubi ricche di umidità che si formavano sopra una cartiera che emetteva grandi quantità di tali particelle igroscopiche (che assorbono acqua). I sali vengono diffusi da aerei che volano sotto le nubi in formazione, e servono ad aumentare il numero e la misura delle gocce. Anche in Messico, nello stato di Coahuila stanno sperimentando la tecnica sud africana e sembra che sia in grado di aumentare di un terzo il volume delle precipitazioni.
Servizio del TG Uno del 10 maggio 2007 (edizione delle 8:00) riguardo un composto a base di azoto, iodio e argento, scaricato sulle nuvole del cielo di Mosca per non far piovere, durante le celebrazioni del 9 maggio (62esimo anniversario della vittoria dell’Urss sulla Germania nazista). Anche in Cina lo scorso aprile è stato spruzzato sul Tibet qualcosa a base di ioduro d'argento, per formare la neve artificiale.

Allarme da uno studio britannico:cupola di acqua dolce sull'artico minaccia il clima - Si possono fermare le correnti del golfo

C’è una grande area dell’Oceano Artico occidentale che si sta gonfiando senza sosta da dieci anni generando serie preoccupazioni per le possibili conseguenze ambientali e climatiche sull’intera Europa. Dal 2002 la sua superficie si è alzata di 15 centimetri e la crescita continua. Il fenomeno è inaspettato e senza spiegazioni precise. Secondo gli scienziati l’accumulo sarebbe determinato dai forti venti artici che avrebbero accelerato una grande circolazione oceanica nota come Beaufort Gyre. LA CUPOLA - Lo hanno scoperto i ricercatori del Centre for Polar Observation and Modelling dell’University College di Londra assieme ai colleghi del National Oceanography Centre britannico combinando i dati raccolti dai satelliti Envisat e Ers-2 dell’Agenzia spaziale europea Esa a partire dal 1995. Il risultato è che si sta creando una sorta di cupola sotto la quale si sono concentrati finora ottomila chilometri cubi di gelida acqua dolce. LA CORRENTE DEL GOLFO - L’acqua dolce è sempre stata presente in Artico riversata dai fiumi euroasiatici. Ma mai si era misurata in così grande quantità e con una crescita progressiva tanto rilevante. Oltre il 10 per cento di tutta l’acqua dolce dell’Oceano Artico si è concentrato sotto l’immensa cupola. Un cambiamento nella direzione dei venti come è avvenuta anche in passato - spiegano gli scienziati - potrebbe causare il deflusso della massa d’acqua accumulata nell’Oceano Atlantico rallentando la corrente del Golfo chegarantisce un clima mite all’Europa rispetto ad altre regioni alle stesse latitudini.
EFFETTI DEVASTANTI - L’effetto, quindi, sarebbe devastante e accadrebbe quanto era stato raccontato nel film del 2004, The Day After Tomorrow di Roland Emmerich. «Di anno in anno ci siamo resi conto di un fenomeno che non trovava sempre spiegazione con i venti -afferma Katharine Gile, prima firmataria dello studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience - Un’idea è che il ghiaccio marino formi una barriera tra l’atmosfera e l’Oceano. E se il ghiaccio si modifica anche l’effetto del vento può cambiare». Ma si tratta solo di un’ipotesi alla quale gli scienziati lavorano indagando soprattutto il comportamento dei ghiacci dal quale trarre conferme o smentite. OCCHIO DAL CIELO - Per questo Envisat, il più grande satellite per l’osservazione della Terra mai costruito e in orbita da dieci anni, si concentrerà ora sul fenomeno. Nel frattempo si scaverà ancora più a fondo nei dati trasmessi in vent’anni da Ers-2 e attivo sino al luglio scorso. Ma decisivi potrebbero essere soprattutto le osservazioni del satellite Cryosat, sempre dell’Esa, specializzato nel rilevamento dei ghiacci. Le elaborazioni sulle variazioni stagionali sono attese entro l’anno. fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/12_febbraio_01/artico-cupola-corrente-golfo_9986f4ca-4d18-11e1-8838-1be80b480ae6.shtml

Giappone: un ascensore spaziale entro il 2050

La società di costruzione nipponica Obayashi è intenzionata a costruire un ascensore che permetta di trasportare le persone dalla Terra fino a una stazione spaziale posta a un decimo della distanza dalla Luna. L’ascensore utilizzerà nanotubi di carbonio super-resistenti per le cablature e secondo Obayashi sarà già pronto nel 2050. Il tutto sarà lungo quasi 100.000 chilometri, circa un quarto della distanza dalla luna, e sarà attaccato alla Terra in uno spazioporto ancorato sul fondale oceanico. All’altro capo invece sarà posto un contrappeso, nel bel mezzo dello spazio. L’ascensore viaggerà a una velocità di circa 200 km/h, con buone probabilità alimentato da motori magnetici lineari. Ciononostante impiegherà circa una settimana per raggiungere la stazione e potrà ospitare un massimo di 30 persone. In cima, la stazione spaziale avrà a disposizione strutture necessarie all’abitazione e diversi tipi di laboratorio. L’energia elettrica sarà invece generata da pannelli fotovoltaici che produrranno corrente a sufficienza da lasciarne un quantitativo utilizzabile anche sulla Terra.
Già la NASA aveva fatti degli studi sugli ascensori spaziali, assegnando nel 2009 circa 900.000$ a LaserMotive, affinché sviluppasse un ascensore robotizzato alimentato da laser. Ma, nonostante un ascensore spaziale ridurrebbe significativamente i costi relativi a tutte le missioni spaziali, comparandoli a quelli del lancio in orbita di un razzo; l’infrastruttura, a giudicare dagli enormi ostacoli tecnologici che tira in gioco, andrebbe probabilmente a costare diverse miliardi di dollari per essere costruita. Riportando le parole di un responsabile della Obayashi: "al momento non possiamo stimare il costo del progetto, tuttavia cercheremo di fare costantemente dei progressi, in modo che il progetto non finisca semplicemente tra i sogni nel cassetto." fonte: http://subitonews.com/2012/02/ascensore-spaziale-il-giappone-ne-prevede-uno-per-il-2050-6360/

Un mostro di 120 mila tonnellate si avvicina alla terra

Un rapporto rilasciato da Vladimir Popovkin, direttore generale della agenzia spaziale federale russa ( Roscosmos ) sulla "enorme palla di fuoco" vista attraversare quasi tutta la lunghezza della Gran Bretagna la scorsa fine settimana, avverte che questo evento non è che un precursore ad un prossimo avvicinamento alla Terra previsto per dicembre di un asteroide attualmente nella nostra direzione. Il mostro in questione si chiama DA14 2012, ha circa 44 metri di diametro con una massa stimata di 120.000 tonnellate. Nel mese di febbraio di quest’anno è stato scoperto dall’ Observatorio Astronòmico de la Sagra, in Spagna, e secondo i calcoli recenti della Nasa dovrebbe farci visita il 15 dicembre del 2013 ad una distanza di soli 27.000 km.
Le dimensioni di questo asteroide sono, per gli scienziati, paragonabili a quello esploso sui cieli della Siberia nel 1908. La forza sprigionata dall’esplosione ebbe una potenza pari a 1.000 bombe atomiche come quella sganciata su Hiroshima. Popovkin non è d’accordo con i calcoli Nasa, in quanto fa notare che gli scienziati non tengono conto dell’ Effetto Yarkovsky, che viene prodotto nel momento in cui gli asteroidi assorbono energia dal sole e la irradiano nello spazio. Ciò influisce sulla velocità angolare di rotazione in base al campo magnetico del nostro pianeta, facendolo spostare di almeno 5.000 km come è successo nel caso del meteorite britannico.
Solitamente l’ Effetto Yarkovsky ha la sua influenza sugli oggetti che variano dai 10 cm ai 10 metri, ma secondo i russi potrebbe compromettere la direzione dell’asteroide in quanto il campo magnetico della terra è fortemente perturbato dalle continue tempeste solari, l’ultima è di poche ore fa. Si prevede che per il 15 febbraio 2013, la data dell’arrivo dell’asteroide DA14 2012, il Sole sarà nella sua massima attività. fonte: http://altranews.blogspot.com/

Scoperti misteriosi cerchi concentrici di pietre sul Monte Sambucaro

Appassionati del Mistero dimenticate Rennes-le-Chateaux, Atlantide, il mostro di Loch Ness, le piramidi di Giza e l’Isola di Pasqua o altri enigmi sparsi per il pianeta. La nuova frontiera dell’archeologia misteriosa attraversa tre regioni italiane. Ed una clamorosa scoperta, fatta quasi un anno fa, ma soltanto ora resa nota, sembra voler far riscrivere la storia del Basso Lazio e dell’Alto Casertano
Si parla già di una “Stonehenge” ciociara. Ma per capire meglio di che cosa si tratta è opportuno partire dall’inizio. Quando il fotografo Antonio Nardelli, navigando su “Google Map” scoprì qualcosa di incredibile, apparentemente mai notato prima da alcuno sulle pendici del Monte Sambucaro, nel territorio di San Vittore del Lazio (FR), a poca distanza dall’abitato montano della “Radicosa”. Ci troviamo al confine tra Lazio, Campania e Molise. Anzi, ad essere precisi il punto esatto in cui si incontrano i confini delle tre regioni è proprio la vetta del Monte Sambucaro, alto poco più di 1200 metri slm. Le immagini dal satellite hanno permesso a Nardelli di notare una curiosa formazione geometrica, apparentemente artificiale, composta da almeno sette grandi cerchi concentrici. Il problema era che non si riusciva assolutamente a comprendere che cosa fossero quei cerchi. Soltanto una ricerca sul campo avrebbe potuto risolvere questo primo enigma. Ma una volta giunti sul posto, per i ricercatori guidati dallo stesso Nardelli non è stato affatto semplice individuare le misteriose strutture circolari. Soprattutto a causa della natura del terreno, costituito da pietraie e rocce affioranti. Alla fine i sette cerchi sono stati individuati su un dosso del versante laziale del monte, a circa 800 m.slm. Quelli che ormai vengono chiamati “Cerchi concentrici del Monte Sambucaro” sono formati da pietre e massi di tutte le dimensioni, accatastati l’uno sull’altro senza alcun uso di malte. In superficie si vedono le pietre più piccole, quelle più grandi si trovano sepolte nel terreno. Le dimensioni sono notevoli. Si pensi che il diametro del cerchio più esterno è di 50 metri. Le sette circonferenze non sono in comunicazione una con l’altra. Non si tratta quindi di spirali o altre figure geometriche. I solchi tra un cerchio e l’altro sono piuttosto larghi ed in alcuni punti sono profondi anche mezzo metro. Ma forse in passato lo erano anche di più e sono stati riempiti dai sedimenti del terreno. La natura artificiale dell’enigmatico manufatto è inconfutabile. Ma chi l’ha realizzato, quando e per quali scopi? Ed inoltre, è possibile che nessuno li abbia mai notati prima? O forse, come spesso accade, non è stata data la giusta importanza? Attente ricerche in archivi e biblioteche non hanno portato ad alcun risultato. Mentre è emerso che i pastori che vivono sulla montagna sono a conoscenza da sempre dell’esistenza dei cerchi concentrici e li attribuiscono ad antiche popolazioni. Qualcuno addirittura ai Sanniti. Ipotesi da non scartare a priori. Visto che su un altro versante del Sambucaro sono ancora oggi visibili resti di poderose mura megalitiche, che gli archeologi attribuiscono proprio a questa popolazione Italica. Le testimonianze della popolazione, soprattutto della “Radicosa” tendono ad escludere che i cerchi siano una realizzazione recente o comunque moderna. Sembra definitivamente esclusa pure l’ipotesi che li metteva in relazione con gli eventi bellici del Secondo Conflitto Mondiale.
Le immagini dal satellite hanno permesso ai ricercatori di notare una curiosa formazione geometrica, apparentemente artificiale, composta da almeno sette grandi cerchi concentrici Quindi il mistero rimane. Soprattutto quello relativo all’uso del sito dei cerchi di pietra. Non potevano servire per l’approvvigionamento idrico, nemmeno per la battitura del grano (che non può crescere su quella montagna), o per l’allevamento del bestiame. In pratica non si tratta né di cisterne, né di recinzioni. Ci troviamo forse di fronte ad un luogo di culto? Solo prossime e auspicabili indagini degli archeologi potranno fare piena luce di questo nuovo mistero italiano che intanto sta affascinando appassionati ed esperti da tutta Italia. E’ stato confermato che ne stanno per occuparsene famosi mass-media, sia televisivi che della carta stampata. Inoltre, la “Stonehenge” ciociara potrebbe essere anche un occasione da prendere al volo per il rilancio turistico, e quindi economico della zona. Fonte: http://www.ilpuntoamezzogiorno.it/2012/03/10/scoperti-misteriosi-cerchi-concetrici-di-pietre-sul-monte-sambucaro/

Yakutsk, la città più fredda del mondo

Yakutsk è una città russa a circa 450 chilometri di distanza dal Circolo Polare Artico, sul fiume Lena, con una popolazione di oltre 200.000 abitanti e temperature tali da far meritare a Yakutsk il titolo di "città più fredda del mondo". Durante la maggior parte dell'anno, Yakutsk è coperta da uno strato di neve e ghiaccio che si forma grazie alle temperature estremamente basse della regione. La temperatura media ha sbalzi che vanno da +20°C durante Luglio fino a -40°C in Gennaio. Durante l'inverno, la temperatura non è mai superiore allo zero, e può scendere fino alla misurazione record di -63°C, la temperatura più bassa mai registrata sul pianeta in una città, eccetto che ai Poli.
Il terreno inoltre ha una particolarità: a circa 4 metri di profondità dalla superficie, la temperatura rimane costante, a -8°C, tutto l'anno; non importa quanti gradi ci siano in superficie, se 35°C (d'estate si possono raggiungere quelle temperature-picco) o -50°C. Questo tipo di terreno è anche un incubo per i costruttori: è difficile porre fondamenta sul permafrost è come dover scavare nel cemento. E la sabbia che compone il permafrost, nel caso il ghiaccio dovesse sciogliersi durante l'estate, è un grosso problema per la stabilità delle case.
La città è nata per l'espansione mineraria verso Est. E' stata infatti una risorsa importante per l'estrazione di minerali preziosi e diamanti, ottenuti attraverso la perforazione dello strato di permafrost che ricopre costantemente la regione. Le temperature così rigide di Yakutsk consentono agli abitanti o ai camionisti di passaggio di sfruttare il fiume Lena come una vera e propria autostrada. Durante l'arco di tutto l'inverno, il Lena viene coperto da uno spesso strato di ghiaccio, tale da poter consentire il passaggio di camion carichi di provviste e di minerali estratti dai giacimenti locali.
La regione non offre solo miniere. La "moda" di Yakutsk prevede pellicce di coniglio, volpe artica e renna sotto forma di cappelli, giacconi e stivali. Più che di moda, si parla di sopravvivenza: come dice un abitante locale intervistato dal giornale The Indipendent, che esprime molto chiaramene la sua opinione sulla questione delle pellicce animali: "Dovrebbero venire e vivere in Siberia per un paio di mesi, e vedere se saranno ancora così preoccupati per gli animali. Hai bisogno di indossare pelliccia, qui, per sopravvivere. Nient'altro ti tiene al caldo". Renne e cavalli sono anche prelibatezze locali: Yakutsk è nota per le salsiccie di cavallo, realizzate utilizzando quasi ogni parte dell'animale. E' incredibile come la gente del posto possa vivere una vita normale in un ambiente così freddo. Una temperatura di -40°C stroncherebbe chiunque di noi, comuni mortali. Ho sperimentato sulla mia pelle una temperatura di -29°C, e non la auguro a nessuno: se siete piagati dal vizio delle sigarette come il sottoscritto, uscire sul balcone per fumarne una sarebbe tremendo: giaccone, stivali, pantaloni (possibilmente doppi), cappellino e guanti. Per soli 5 minuti, perchè se si aspettasse oltre la faccia (unica parte esposta) inizierebbe a pizzicare, e poi a far male, prima che tutto il resto del corpo inizi a reagire allo stesso modo. A -40/-50°C (di temperatura media) non ho idea di cosa si possa patire. A Yakutsk, invece, i bambini non vanno a scuola solo se la temperatura scende sotto i -55°C, e viene considerata normale, in Gennaio, una temperatura di -45°C. I bambini giocano all'esterno, se il riscaldamento non funziona (come è capitato, potete leggerlo su questo articolo de La Stampa del Gennaio 2008) pare non sia un problema così tragico, e 40 gradi sotto lo zero sono definite dal meteo locale come "freddo ma non troppo". fonte: http://www.ditadifulmine.com/2010/10/yakutsk-la-citta-piu-fredda-del-mondo.html

Capire il nostro pianeta attraverso i Maya e la loro visione della galassia

La visione comune di noi stessi è quella di far parte di questo particolare pianeta in questo particolare sistema solare. L'astrologia considera gli influssi esercitati su questo pianeta dalle interazioni con gli altri pianeti del nostro sistema solare, ma in genere attribuiamo scarsa importanza ad altri fattori, fattori galattici, che influiscono sul sistema solare: il fatto che il nostro sistema solare appartenga a un gruppo di altri sistemi solari e che agisca all'interno di un contesto più grande, quello della nostra galassia. Questo campo galattico è percorso da vari raggi di energia che influenzano i vari gruppi di sistemi solari, i quali esercitano a vicenda un reciproco influsso. I Maya si sentivano parte di un pianeta inserito nel contesto di una galassia.
La storia ci presenta i Maya come una civiltà fiorita nell'America centrale e i cui discendenti sono presenti in Messico, soprattutto nella penisola della Yucatàn. Sappiamo inoltre che il loro periodo "classico", come viene spesso chiamato, durò 500 anni, dal 400 all'830 d.C. Parlando dei Maya, ci si riferisce specificamente a questo periodo classico. Le mostre sull'arte maya nelle principali città degli Stati Uniti hanno indotto molti a chiedersi: chi erano i Maya? Perché la loro civiltà scomparve all'improvviso attorno all'830 d.C.? A che cosa serviva il loro calendario, uno dei più raffinati di tutte le civiltà, quando per il resto erano ancora all'età della pietra? Non avevano animali da tiro o da carico, non conoscevano la metallurgia e non usavano la ruota. Come hanno fatto a produrre questo calendario e il suo straordinario sistema di calcolo? Per molti studiosi, i Maya sono un perfetto enigma. Le risposte che ci dà l'archeologia sono insufficienti e il mistero continua. Anzi, potremmo dire che quello dei Maya è uno dei più grandi misteri del nostro pianeta. José Arguelles studia i Maya da quando aveva quattordici anni e la sua fantasia era già sollecitata da questo popolo. Ha lavorato duramente per trent'anni sui materiali disponibili finché, un paio di anni fa, un maya di nome Hunbatz Men lo ha contattato e il professor Arguelles l'ha invitato a Boulder per conoscersi. Mentre era a Boulder, lo studioso tenne una conferenza sull'astrologia maya. Era quello che gli mancava per mettere assieme tutti i pezzi del puzzle. Un'informazione fondamentale che gli diede Hunbatz Men fu che il nostro sistema è il settimo sistema stellare che i Maya hanno studiato e mappato, e in cui hanno navigato. "Se è vero - pensò Arguelles - possiamo supporre che i Maya non fossero originari di questo pianeta, almeno i primi Maya". A partire da questo dato, Arguelles ha riesaminato tutti i materiali precedenti. In questo modo le cose andavano a posto e incominciavano ad avere un senso. I Maya sono ciò che ora chiama "navigatori galattici" e definisce alcuni di loro, particolarmente sorprendenti, "maestri galattici". fonte: http://2012ladistruzione.blogspot.com/